Lievitazione a freddo: il segreto per un impasto pizza leggero e digeribile
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Quando pensi ai borghi italiani ti vengono in mente Civita di Bagnoregio, Matera, i vicoli di Positano. Luoghi meravigliosi ma invasi da folle di turisti che rendono quasi impossibile godersi l’atmosfera autentica. Eppure l’Italia è piena di borghi nascosti altrettanto belli — se non di più — dove puoi ancora passeggiare in silenzio tra vicoli in pietra, mangiare in trattorie senza prenotazione e sentirti l’unico viaggiatore della giornata.
Ho selezionato cinque borghi sparsi lungo lo stivale, ciascuno con un carattere unico e una storia affascinante, tutti raggiungibili senza troppa fatica e perfetti per una gita fuori porta o un weekend di quelli che ti rimettono in pace con il mondo.
Bova è arroccato a 820 metri di altitudine sull’Aspromonte, affacciato sullo Ionio con una vista che nelle giornate limpide arriva fino alla Sicilia. È considerato il capoluogo culturale della Bovesìa, l’area della Calabria meridionale dove si parla ancora il grecanico, una lingua che discende direttamente dal greco antico portato dai coloni della Magna Grecia oltre 2500 anni fa.
Passeggiare per le stradine di Bova è come entrare in un altro tempo: case in pietra con i tetti di coppi consumati dal sole, portali scolpiti, una cattedrale normanna del XI secolo e i resti di un castello che domina tutto il paese dall’alto. I pochi abitanti rimasti — meno di 400 persone vivono nel centro storico — ti salutano con una cortesia d’altri tempi.
Da provare assolutamente: le lestopitta, frittelle di pasta lievitata tipiche della tradizione grecanica, e il caprino d’Aspromonte, un formaggio artigianale che trovi solo nelle masserie locali. Per arrivarci, da Reggio Calabria sono circa 70 chilometri di strada panoramica attraverso l’entroterra aspromontano.
Se cerchi un borgo che ti lasci a bocca aperta al primo sguardo, Castelmezzano è quello giusto. Incastonato letteralmente dentro le Dolomiti Lucane — torri di roccia arenaria che si innalzano come dita giganti — questo paesino di 700 anime sembra uscito da un racconto fantasy.
Le case sono costruite direttamente nella roccia, una sopra l’altra, collegate da scalinate scavate nella pietra e vicoletti così stretti che puoi toccare entrambe le pareti con le braccia aperte. Il borgo risale almeno al X secolo, quando i Normanni costruirono qui una fortezza sfruttando la posizione naturalmente difendibile tra le rocce.
L’attrazione più adrenalinica è il Volo dell’Angelo, una zipline che collega Castelmezzano al borgo gemello di Pietrapertosa attraverso la gola sottostante, a un’altezza di oltre 400 metri. Raggiungi velocità di 120 km/h con un panorama mozzafiato. Ma anche senza la zipline, le escursioni sulle Dolomiti Lucane offrono sentieri spettacolari con punti panoramici incredibili. Il percorso delle Sette Pietre, un sentiero letterario che collega i due borghi attraverso il bosco, è lungo circa 2 chilometri e percorribile in un’ora.
Tropea la conoscono tutti per il mare cristallino e la spiaggia sotto la rupe, ma pochissimi si prendono il tempo di esplorare il centro storico alto, quello arroccato sulla scogliera a 50 metri sopra il mare. Ed è un peccato, perché è lì che si nasconde l’anima vera del borgo.
Il cuore di Tropea alta è Corso Vittorio Emanuele, una via pedonale fiancheggiata da palazzi nobiliari del Seicento e Settecento con portali in tufo scolpito e balconi in ferro battuto. Molti di questi palazzi sono in stato di decadenza aristocratica, il che gli conferisce un fascino particolare, quasi malinconico.
Perditi nelle stradine laterali dove trovi botteghe di artigiani che lavorano ancora il corallo e la ceramica, e non perderti l’affaccio da Largo Villetta, la terrazza panoramica da cui vedi l’Isola di Stromboli all’orizzonte nei giorni sereni. Per mangiare, cerca le trattorie nel borgo alto dove servono la fileja con la ‘nduja e la cipolla rossa di Tropea caramellata — piatti che nei ristoranti sulla spiaggia non troverai mai, perché lì servono solo pesce alla griglia per i turisti di passaggio.
Sabbioneta, in provincia di Mantova, non è un borgo in senso tradizionale ma qualcosa di ancora più raro: una città costruita da zero nel Cinquecento secondo i principi della città ideale rinascimentale. Fu Vespasiano Gonzaga, duca di Sabbioneta, a volerla così: una piccola capitale perfetta, cinta da mura stellari, con un palazzo ducale, un teatro, una galleria e una zecca.
Oggi Sabbioneta è Patrimonio UNESCO insieme a Mantova, ma mentre Mantova attira centinaia di migliaia di visitatori l’anno, qui puoi visitare il Teatro all’Antica — il primo teatro stabile d’Europa costruito appositamente come edificio indipendente — praticamente da solo. Il teatro fu progettato da Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio, e conserva ancora gli affreschi originali del Cinquecento.
Le mura esagonali della città sono quasi completamente intatte e percorribili a piedi: il giro completo richiede circa 45 minuti e offre una prospettiva unica sulla struttura geometrica della città. Il centro si gira in un paio d’ore, ma vale la pena fermarsi per un pranzo nei ristoranti locali che servono i tortelli di zucca alla mantovana e il risotto alla pilota.
Scanno è uno di quei luoghi che i fotografi italiani conoscono bene ma il grande pubblico ignora. Questo borgo abruzzese, incastonato tra le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo a 1050 metri di altitudine, è famoso per due cose: il lago a forma di cuore — visibile solo dall’alto, dal sentiero che sale al Monte Genzana — e le donne anziane che in occasione delle feste indossano ancora il costume tradizionale con il caratteristico copricapo e il corpetto ricamato.
Il centro storico è un labirinto di vicoli medievali, archi in pietra, fontane e chiese barocche. La lavorazione dei gioielli in filigrana è una tradizione locale che risale al XVII secolo e ancora oggi trovi orafi che lavorano a mano nella bottega. I pezzi tipici sono la presentosa, un pendente a forma di stella che le donne scannesi ricevevano come pegno d’amore.
Per gli amanti della natura, i sentieri intorno a Scanno sono tra i più belli dell’Appennino centrale: il percorso che porta al punto panoramico sul lago a cuore è lungo circa 3 chilometri con un dislivello di 400 metri, fattibile in un paio d’ore anche per chi non è particolarmente allenato. In inverno, la vicina Passo Godi offre piste da sci e ciaspolate nella neve fresca.
Tutti questi borghi hanno una cosa in comune: sono rimasti autentici perché non sono ancora stati scoperti dal turismo di massa. Visitarli significa portarsi a casa ricordi genuini, lontani dalle code, dai selfie stick e dai menu turistici tradotti in cinque lingue. Significa anche sostenere economie locali fragili che sopravvivono grazie a chi sceglie di uscire dai percorsi battuti e prendersi il tempo di esplorare davvero l’Italia.
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