Lievitazione a freddo: il segreto per un impasto pizza leggero e digeribile
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Mentre milioni di visitatori si accalcano tra le Cinque Terre, la Costiera Amalfitana e i canali di Venezia, a pochi chilometri di distanza esistono borghi straordinari dove puoi camminare per ore senza incrociare un solo gruppo organizzato con l’ombrellino colorato. Luoghi dove le porte delle case restano aperte, dove il bar del paese conosce il nome di ogni cliente e dove il ritmo della vita segue ancora le stagioni e non gli orari dei tour operator.
Non stiamo parlando di paesi abbandonati o cadenti — stiamo parlando di comunità vive e autentiche che per fortuna (loro) non sono ancora finite nelle classifiche dei travel blogger. Se cerchi un’esperienza di viaggio che ti faccia sentire esploratore e non turista, questi otto borghi meritano un posto nella tua lista.
Il primo nome è Civita di Bagnoregio… no, scherzavo. Quella ormai è diventata una Disneyland con il biglietto d’ingresso. Il borgo che ti consiglio davvero è Calcata, in provincia di Viterbo. Arroccato su uno sperone di tufo a strapiombo sulla valle del Treja, questo minuscolo borgo di circa 900 abitanti è stato evacuato negli anni ’30 perché ritenuto a rischio crollo. Negli anni ’60 è stato ripopolato da artisti e intellettuali attratti dagli affitti bassissimi e dall’atmosfera surreale, e oggi è un concentrato di botteghe artigiane, gallerie d’arte e vicoli dove i gatti sono più numerosi delle persone.
Spostandoci in Abruzzo, merita assolutamente una visita Santo Stefano di Sessanio, a 1250 metri di altitudine nel cuore del Gran Sasso. Questo borgo medievale in pietra calcarea bianca sembra uscito da un altro secolo — e in un certo senso lo è. Qui il ricchissimo imprenditore svedese-eritreo Daniele Kihlgren ha comprato e restaurato gran parte del paese, creando un albergo diffuso che ha fatto scuola in tutto il mondo: le stanze sono ricavate dalle antiche case del borgo, restaurate con materiali originali e senza aggiungere nulla di moderno se non il riscaldamento e l’acqua calda. La vista sulla piana di Campo Imperatore al tramonto vale da sola il viaggio.
In Umbria, lontano dalle folle di Assisi e Orvieto, c’è Vallo di Nera: un pugno di case medievali aggrappate a una collina sopra la Valnerina, con mura intatte del XIII secolo e affreschi votivi che spuntano dietro ogni angolo. Qui vivono circa 370 persone, e l’unico suono costante è quello del fiume Nera nella valle sottostante. La domenica mattina la piazzetta si anima per il mercatino di prodotti locali — tartufo nero, lenticchie di Castelluccio, pecorino — e poi torna nel suo silenzio.
Se scendi in Basilicata, salta Matera (ormai turistificata) e dirigiti verso Castelmezzano. Incastonato nelle Dolomiti Lucane — sì, esistono delle “dolomiti” nel profondo sud — questo borgo di 800 anime ti colpirà come un pugno allo stomaco appena lo vedi dalla strada provinciale: case color miele aggrappate a guglie rocciose che sembrano uscite da un film di Peter Jackson. Se hai il coraggio, puoi provare il Volo dell’Angelo, una zip line che ti fa attraversare la valle a 120 km/h fino al borgo gemello di Pietrapertosa. Ma anche solo sederti al bar della piazza e guardare le nuvole che passano tra le rocce è un’esperienza che non dimentichi.
In Calabria, Civita è un borgo arbereshe — delle comunità di origine albanese stanziate nel sud Italia dal XV secolo — dove si parla ancora un dialetto albanese antico e le tradizioni culinarie mescolano ingredienti calabresi e balcanici. Le case hanno le facciate animate: finestre e porte disposte in modo da sembrare volti umani, una tradizione architettonica unica al mondo. Il borgo si affaccia sulle Gole del Raganello, un canyon profondo oltre 600 metri che offre percorsi di trekking e canyoning spettacolari.
In Sicilia, dimenticati Taormina e Cefalù per un momento. Petralia Soprana, nel cuore delle Madonie, è stata eletta borgo più bello d’Italia nel 2018 e nonostante questo è rimasta miracolosamente sottotraccia. Stradine in pietra levigata, chiese normanne, panorami su monti innevati e distese di grano, e una gastronomia che ruota attorno al fungo porcino delle Madonie, alla ricotta locale e ai dolci conventuali delle suore benedettine.
Il nord ha i suoi gioielli nascosti. In Piemonte, Neive nelle Langhe è circondato da vigneti di Barbaresco e Moscato, con un centro storico perfettamente conservato dove puoi cenare in trattorie che servono tajarin al tartufo e vitello tonnato preparato ancora con la ricetta della nonna della proprietaria. A differenza di Barolo e La Morra, qui i pullman turistici non arrivano.
Nell’Alto Adige, Glorenza (Glurns in tedesco) è la città più piccola d’Italia con le mura intatte — appena 900 abitanti racchiusi dentro una cinta muraria medievale perfettamente conservata. Dentro le mura trovi portici, fontane, botteghe che vendono speck artigianale e strudel fatto in casa, e un silenzio quasi irreale per un luogo così vicino al Passo dello Stelvio e alle grandi rotte turistiche dell’Alto Adige.
L’Italia ha oltre 5.000 borghi classificati come centri storici minori, e la stragrande maggioranza non ha mai visto un turista straniero. Ognuno ha la sua storia, la sua cucina, il suo dialetto e il suo modo peculiare di vivere. Non servono voli intercontinentali per sentirsi esploratori — a volte basta prendere una strada secondaria e lasciarsi guidare dalla curiosità.
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