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Borghi fantasma in Italia: 7 luoghi abbandonati che meritano una visita

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Hai mai sentito parlare dei borghi fantasma italiani? Sparsi lungo tutta la penisola, esistono decine di paesi abbandonati che raccontano storie di emigrazione, terremoti e cambiamenti sociali. Visitarli significa fare un viaggio nel tempo, camminando tra mura silenziose dove un tempo pulsava la vita quotidiana di intere comunità.

L’Italia conta oltre 6.000 borghi abbandonati, secondo le stime del FAI e di varie associazioni culturali. Alcuni sono ridotti a cumuli di macerie, altri conservano ancora intatte le facciate delle case, le chiese e persino gli arredi lasciati dai residenti in fuga. Si tratta di destinazioni perfette per chi cerca un turismo alternativo, lontano dalle folle e dai percorsi battuti.

Craco, Basilicata: il borgo più fotografato

Arroccato su una collina argillosa nella provincia di Matera, Craco è probabilmente il borgo fantasma più celebre d’Italia. Abbandonato definitivamente nel 1975 dopo una serie di frane che resero impossibile la vita quotidiana, il paese conserva un fascino magnetico. Le sue stradine strette, la torre normanna del XIII secolo e le case aggrappate alla roccia hanno attirato registi da tutto il mondo: qui sono state girate scene di film come “Cristo si è fermato a Eboli” e “Quantum of Solace”.

Per visitare Craco serve prenotare una guida autorizzata, dato che molte strutture sono pericolanti. Il costo si aggira intorno ai 15-20 euro a persona e il percorso dura circa un’ora e mezza. Ti consiglio di andarci al tramonto, quando la luce dorata trasforma le rovine in un set cinematografico naturale.

Civita di Bagnoregio e gli altri gioielli del Centro Italia

Tecnicamente Civita di Bagnoregio non è completamente abbandonata — ci vivono stabilmente circa 10 persone — ma il suo destino è segnato. Conosciuta come “la città che muore”, è collegata al mondo esterno solo da un sottile ponte pedonale lungo 300 metri. L’erosione delle pareti tufacee su cui sorge avanza inesorabilmente, e ogni anno qualche pezzo del borgo scivola nel vuoto.

Dal 2017 è stato introdotto un biglietto d’ingresso di 5 euro che serve a finanziare i lavori di consolidamento. In alta stagione arrivano fino a 10.000 visitatori al giorno, ma se riesci ad andarci in un martedì di novembre, ti ritroverai praticamente da solo tra i vicoli medievali. Porta scarpe comode: il ponte è in salita e il borgo si sviluppa su diversi livelli.

Sempre nel Lazio, vale la pena raggiungere Monterano, un borgo abbandonato nel XVIII secolo dopo un’epidemia di malaria e un saccheggio da parte delle truppe francesi. Qui trovi i resti di un acquedotto romano, una fontana attribuita al Bernini e una chiesa con il tetto crollato che lascia entrare la luce in modo spettacolare. L’accesso è gratuito e libero tutto l’anno.

Dal Nord al Sud: altri borghi da esplorare

In Liguria, Balestrino è un borgo medievale nella provincia di Savona abbandonato nel 1953 dopo che una serie di scosse sismiche rese instabili gli edifici. Il centro storico è tuttora recintato, ma puoi ammirarlo dalla strada sottostante e visitare il castello dei Del Carretto che domina il paese dall’alto. Le associazioni locali organizzano visite guidate occasionali, solitamente tra maggio e ottobre.

Scendendo in Calabria, Pentedattilo merita assolutamente una deviazione. Il nome deriva dal greco “cinque dita” e si riferisce alla forma della rupe su cui sorge, che ricorda una mano gigantesca protesa verso il cielo. Abbandonato negli anni ’60, il borgo ha vissuto una parziale rinascita grazie ad artisti e artigiani che hanno aperto botteghe tra le rovine. Puoi trovare ceramiche fatte a mano, piccole gallerie d’arte e persino un festival estivo che anima le stradine deserte.

In Abruzzo, il borgo di Frattura Vecchia presso Scanno fu distrutto dal terremoto del 1915 che devastò la Marsica. Gli abitanti si trasferirono più a valle, fondando Frattura Nuova, ma le rovine del vecchio centro sono ancora visitabili. La posizione panoramica sul lago di Scanno rende questa escursione particolarmente suggestiva, soprattutto in autunno quando i boschi circostanti si tingono di colori caldi.

Consigli pratici per il tuo viaggio

Prima di partire alla scoperta dei borghi fantasma, tieni a mente alcuni aspetti pratici. Molti di questi luoghi si trovano in zone isolate, raggiungibili solo con strade secondarie strette e tortuose. Un’auto è quasi sempre indispensabile, e spesso il parcheggio più vicino dista qualche centinaio di metri dall’ingresso del borgo.

L’equipaggiamento giusto fa la differenza: scarpe da trekking leggere, una torcia per esplorare gli interni bui, acqua e qualche snack. In estate le temperature possono superare i 35 gradi nel Sud Italia, quindi parti presto al mattino o nel tardo pomeriggio. Non dimenticarti la protezione solare e un cappello.

Dal punto di vista della sicurezza, rispetta sempre i divieti d’accesso. Alcuni edifici sono pericolanti e i crolli non sono rari. Se un cartello indica “pericolo di crollo“, non entrare per nessuna ragione, nemmeno per una foto. Porta con te un kit di primo soccorso base e avvisa qualcuno del tuo itinerario, soprattutto se vai da solo in borghi molto isolati.

Per quanto riguarda la fotografia, questi luoghi offrono opportunità straordinarie. La luce naturale che filtra attraverso i tetti crollati e le finestre senza vetri crea effetti drammatici. Un grandangolo è ideale per catturare gli spazi aperti, mentre un obiettivo macro ti permetterà di immortalare i dettagli: muschi sulle pietre, affreschi sbiaditi, oggetti lasciati indietro.

Se ti appassiona questo tipo di turismo, esistono anche tour organizzati che combinano più borghi in un unico weekend. Alcune associazioni come “Borghi più belli d’Italia” e il FAI propongono visite speciali durante le Giornate del Patrimonio o eventi dedicati. I prezzi variano dai 30 ai 100 euro per escursioni di mezza giornata con guida esperta.

Un ultimo suggerimento: prima di partire, cerca informazioni aggiornate sulla accessibilità dei singoli borghi. Alcuni sono stati recentemente restaurati e riaperti al pubblico con percorsi sicuri, altri restano chiusi per lavori o motivi di sicurezza. I siti dei comuni e delle pro loco locali sono le fonti più affidabili per verificare orari e modalità di visita.

Visitare i borghi fantasma ti regala una prospettiva diversa sull’Italia, lontana dalle cartoline patinate delle città d’arte. Ti troverai a camminare dove generazioni di famiglie hanno vissuto, lavorato e cresciuto i propri figli, e questa consapevolezza trasforma una semplice gita in un’esperienza profondamente umana.

Immagine di G Tech Group

G Tech Group

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